Racconti di Paulo Coelho

 

I monaci e il secchio

Uno dei monaci del monastero di Sceta commise una grave mancanza, e così fu chiamato l'eremita più saggio perché potesse giudicarla. L'eremita si rifiutò, ma i monaci insistettero tanto che lui finì per andare. Prima, però, prese un secchio e lo forò in vari punti. Poi, lo riempì di sabbia e s'incamminò verso il convento. Il superiore, vedendolo entrare, gli domandò che cosa fosse.
" Sono venuto a giudicare il mio prossimo - disse l'eremita -. I miei peccati stanno scorrendo dietro di me, come scorre la sabbia di questo secchio. Ma, siccome non mi guardo alle spalle e non mi rendo conto dei miei stessi peccati, sono stato chiamato a giudicare il mio prossimo!"
I monaci allora rinunciarono alla punizione all'istante.


“Le cose che ho imparato nella vita”

Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
- Che non importa quanto sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà.
E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
- Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
- Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
- Che le circostanze e l’ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
- Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
- Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
- Che la pazienza richiede molta pratica.
- Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
- Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
- Che solo perché qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto te stesso.
- Che non si deve mai dire a un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
- Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
- Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
- Forse Dio vuole che incontriamo un po’ di gente sbagliata prima di incontrare quella giusta, così quando finalmente la incontriamo, sapremo come essere riconoscenti per quel regalo.
- Quando la porta della felicità si chiude, un’altra si apre, ma tante volte guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
- La miglior specie d’amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti che è come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
- E’ vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
- Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un’ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
- Non cercare le apparenze, possono ingannare.
- Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
- Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole solo un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
- Trova quello che fa sorridere il tuo cuore.
- Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
- Sogna ciò che ti va; vai dove vuoi; sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
- Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
- Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
- Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
- Il miglior futuro è basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
- Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano.
Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l’unico che sorride e ognuno intorno a te piange


LA CITTA' DALL'ALTRO LATO

Un eremita del monastero di Sceta si avvicinò all’abate Teodoro: “So esattamente qual è l’obiettivo della vita. So che cosa Dio chiede all’uomo, e conosco la maniera migliore di servirlo. E, tuttavia, sono incapace di fare tutto quello che dovrei fare per servire il Signore”. L’abate Teodoro rimase in silenzio per lungo tempo. Infine disse: “Voi sapete che esiste una città dall’altro lato dell’oceano. Ma non avete ancora trovato la nave, non avete portato a bordo il vostro bagaglio e non avete attraversato il mare. Perché, dunque, continuare a discutere su come essa è, o su come dobbiamo camminare per le sue strade?". “Sapere l’obiettivo della vita, o conoscere la maniera migliore di servire il Signore non basta. Mettete in pratica ciò che pensate e il cammino si mostrerà da solo”.

LA STORIA DELLE DUE RANE

Ci sono momenti in cui la pazienza – per quanto difficile sia esercitarla – è l’unica maniera per affrontare determinati problemi. La famosa storia che segue lo illustra molto bene. Due rane caddero in una brocca di latte. Una era grande e forte, ma impaziente e, confidando nella propria forza fisica, lottò per tutta la notte, dibattendosi per fuggire. L’altra rana era piccola e fragile. Poiché sapeva di non avere l’energia per lottare contro il proprio destino, decise di abbandonarsi. Con le zampe fece solo i movimenti necessari per mantenersi a galla, sapendo che prima o poi sarebbe morta. “Quando non si può fare niente, non si deve fare niente”, pensava lei. E così le due rane trascorsero la notte: una nel tentativo disperato di salvarsi, l’altra accettando con tranquillità il proprio destino. Esausta per lo sforzo, la rana più grande non ce la fece più e morì annegata. L’altra rana riuscì a tenersi a galla per tutta la notte e quando, la mattina seguente, decise di abbandonarsi alla morte, notò che i movimenti della sua compagna avevano trasformato il latte in burro. Allora non dovette fare altro che saltare fuori dalla brocca

L’ILLUMINAZIONE IN SETTE GIORNI

Un maestro zen diceva: “Buddha disse ai suoi discepoli: ‘Chi si sforza, può raggiungere l’illuminazione in sette giorni. Se non vi riesce, di sicuro la raggiungerà in sette mesi, o in sette anni.’” Entusiasmato, un giovane domandò come poteva riuscire a raggiungere la saggezza in sette giorni. “Concentrazione”, fu la risposta che ottenne. Il giovane cominciò a praticarla, ma dopo dieci minuti si era già distratto. Ricominciò, e di nuovo perse la concentrazione. Dopo una settimana, non aveva ottenuto niente di concreto, ma stava più attento alla propria ansia e alle proprie fantasie. A poco a poco, cominciò ad abituarsi all’idea che il tempo non è poi tanto importante nel cammino spirituale. Un bel giorno, il ragazzo decise che non era necessario arrivare tanto rapidamente alla meta, giacché il cammino gli stava insegnando molte cose. E fu proprio in quel momento che divenne un illuminato.

L’IMPORTANZA DEL BOSCO
”Tutti i maestri dicono che il tesoro spirituale è una scoperta solitaria. Perché, allora, stiamo insieme?”, domandò uno dei discepoli al maestro sufi Nasrudin. “Voi state insieme perché un bosco è sempre più forte di un albero solitario”, rispose Nasrudin. “Il bosco mantiene l’umidità dell’aria, resiste meglio a una tempesta, aiuta il suolo a essere fertile”. “Ma ciò che rende forte un albero è la sua radice. E la radice di una pianta non può aiutare nessun’altra pianta a crescere”. “Stare insieme nello stesso proposito, e lasciare che ciascuno cresca alla propria maniera, è questo il cammino di coloro che desiderano comunicare con Dio”.

LA MELODIA DIVINA
Zaki udì lo Xá domandare ai suoi amici quale fosse la più bella melodia sulla Terra. “Il suono del flauto”, disse uno. “Il canto degli uccelli”, rispose un altro. “La voce di una donna”, commentò un terzo. Conversarono tutta la notte, senza giungere a nessuna conclusione. Alcuni giorni dopo, Zaki invitò lo Xá e i suoi amici a cena. Nel salone, la migliore orchestra del mondo suonò delle bellissime canzoni, ma non c’era cibo sul tavolo. Verso la mezzanotte, Zaki servì un raffinato banchetto. “Che suono divino è il tintinnare di piatti e posate, dopo esser stati tante ore senza mangiare”, commentò lo Xá. “In questo modo sto rispondendo alla vostra domanda sulla più bella melodia della Terra”, rispose Zaki.Può essere la voce della donna amata, il canto degli uccelli, il tintinnare dei piatti, il respiro della persona cara. Ma sarà sempre il suono che il nostro cuore ha bisogno di udire in quel momento”.

Il compito più difficile



Uno dei giovani che studiavano con Nasrudin volle sapere:“Qual è il più grande di tutti gli uomini: quello che ha conquistato un impero, quello che ha avuto tutte le possibilità di farlo, ma ha rinunciato al desiderio, oppure quello che ha impedito che un altro lo facesse?” “Non ne ho la minima idea,” rispose il saggio sufi. “Ma conosco un compito molto più difficile di quelli che sono stati appena citati"

“E qual è?” “Impedirvi di star lì ad analizzare ciò che gli altri hanno fatto, e insegnarvi a preoccuparvi di ciò che voi stessi potete fare.”
 

LA PREGHIERA CHE DIO COMPRENDEVA
Nell’anno 1502, durante la conquista dell’America, un missionario spagnolo era in visita su un’isola deserta vicino al Messico, quando incontrò tre sacerdoti aztechi. “Come pregate voi?”, domandò il prete. “Abbiamo solo una preghiera”, rispose uno degli aztechi. “Diciamo: O mio Dio, Tu sei tre, e noi siamo tre. Abbi pietà di noi.” “È una bella preghiera, ma Dio non capisce queste parole. Vi insegnerò una preghiera che Dio ascolta”, disse allora il missionario. Prima di proseguire per la sua strada, fece in modo che gli indios aztechi imparassero a memoria una preghiera cattolica. Il missionario evangelizzò vari popoli e compì la sua missione con uno zelo esemplare. Dopo aver trascorso lungo tempo predicando la parola della Chiesa nel continente americano, giunse per lui il momento di tornare in Spagna. Sulla via del ritorno, passò per la stessa isola dove era stato alcuni anni prima. Mentre la caravella si avvicinava, il prete vide i tre sacerdoti che camminavano sull’acqua, facendo segno affinché la caravella si fermasse. “Padre! Padre!” urlava uno di loro. “Per favore, torna a insegnarci la preghiera che Dio ascolta, perché non riusciamo a ricordarla!” “Non importa,” rispose il missionario, nel vedere il miracolo. E chiese perdono a Dio, per non aver compreso che Egli parlava tutte le lingue.

LA PARTE PIU' IMPORTANTE

Un gruppo di saggi si riunì per decidere quale fosse la parte più importante del corpo. Un endocrinologo affermò che erano le ghiandole, perché regolavano le funzioni; il neurologo disse che era il cuore, perché senza di esso le ghiandole non funzionavano. Il nutrizionista decretò che era lo stomaco perché, senza alimento, il cuore non aveva le forze per battere. Il più saggio di tutti ascoltava in silenzio. Siccome gli altri non giungevano ad alcun accordo, vollero conoscere la sua opinione. “Tutte queste parti sono fondamentali per la vita”, disse il più saggio. “Se ne manca una, il corpo muore. Eppure la parte più importante non esiste: è il canale immaginario che lega l’udito alla lingua. Se questo canale ha dei problemi, l’uomo comincia a dire cose che non ha udito e, a quel punto, non solo il corpo muore, ma l’anima è condannata per sempre”

Il PIANTO DEL DESERTO
- Racconto di Paulo Coelho pubblicato nel suo libro “Sono
come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005”).


Un missionario, appena arrivato a Marrakech, decise che tutte le mattine avrebbe
fatto una passeggiata nel deserto che si estendeva oltre la periferia cittadina.
Durante la sua prima camminata, notò un uomo sdraiato sulla sabbia:
accarezzava il suolo con una mano e vi teneva l'orecchio appoggiato sopra.
« E' un pazzo» si disse. Ma la scena si ripeté giorno dopo giorno. Trascorso un mese,
incuriosito da quello strano comportamento, il missionario decise di rivolgersi
all'uomo. Gli si inginocchiò accanto e, con molta difficoltà, giacché non parlava
ancora l'arabo fluentemente, domandò: «Cosa sta facendo?» «Tengo compagnia
al deserto e lo consolo per la sua solitudine e le sue lacrime.» «Non sapevo che il
deserto piangesse.» «Piange tutti i giorni. Ha un sogno: quello di rendersi utile
all'uomo e trasformarsi in un immenso giardino, dove poter coltivare cereali e fiori,
e allevare montoni.» «Le chiedo una cortesia: dica al deserto che svolge la sua
missione assai bene,» replicò il missionario. «Ogni volta che mi ritrovo a camminare
qui, comprendo la vera dimensione dell'essere umano: il suo spazio aperto, infatti,
mi permette di capire quanto siamo piccoli di fronte a Dio. Quando guardo la sua
sabbia, immagino i milioni di persone che sono state create uguali, e penso che
non sempre il mondo si è dimostrato giusto con ciascuna di esse. Le sue montagne
mi aiutano a meditare. Quando vedo il sole sorgere all'orizzonte, la mia anima si
colma di gioia e io mi sento più vicino al Creatore». Il missionario si allontanò e
fece ritorno alle sue faccende quotidiane. Fu davvero enorme la sua sorpresa
quando, l'indomani mattina, incontrò l'uomo nello stesso posto e nella medesima
posizione. «Ha riferito al deserto tutto ciò che ho detto?» domandò. L'uomo annuì.
« E nonostante questo, continua a piangere?» «Sì. Posso udire ogni suo singhiozzo.
Adesso piange perché ha trascorso migliaia di anni pensando di essere
completamente inutile e ha sprecato tutto questo tempo imprecando contro Dio
e contro il proprio destino.» «Ebbene, ditegli che, malgrado abbia una vita molto
più breve, anche l'essere umano passa molti dei suoi giorni reputandosi inutile. Di
rado, scopre la ragione di quel suo destino e pensa che Dio sia stato ingiusto con
lui. Poi, quando un qualche avvenimento gli mostra finalmente la ragione per cui
è nato, crede che sia troppo tardi per cambiare vita, e continua a soffrire. E,
come il deserto, si sente in colpa per il tempo perduto.» «Non so se il deserto
ascolterà queste giustificazioni,», disse l'uomo. «Ormai si è abituato al dolore e non
riesce a vedere le cose in maniera diversa.» «Allora è arrivato il momento di fare
quello che io faccio sempre quando ho la sensazione che le persone abbiano
perduto la speranza. Pregare. Sì, pregheremo.» Si inginocchiarono entrambi e
pregarono. Uno si voltò verso la Mecca perché era musulmano; l'altro congiunse
le mani e le portò al petto perché era cattolico. Pregarono, rivolgendosi ciascuno
al proprio Dio - che è sempre stato lo stesso, anche se si insiste a chiamarlo con
nomi differenti. Il giorno successivo, quando il missionario fece la camminata
mattutina, l'uomo non c'era più. Nel luogo in cui era solito abbracciare la sabbia, il
suolo appariva bagnato, giacché era sgorgata una piccola fonte. Nei mesi
successivi, la sorgente si fece più copiosa, e gli abitanti della città vi costruirono
intorno un pozzo. I beduini chiamano quel posto il "pozzo delle lacrime del
deserto". Dicono che tutti coloro che ne berranno l'acqua riusciranno a
trasformare la ragione della propria sofferenza in motivo di gioia. E finiranno per
trovare il proprio destino.

La gloria del mondo è transitoria e non è questa che ci dà la dimensione della nostra vita, ma è la scelta che facciamo di seguire la nostra leggenda personale. Credere nelle nostre utopie e lottare per i nostri sogni.


Esiste sempre un momento giusto per dire basta.


La vita aspetta sempre le situazioni critiche per rivelare il suo lato più brillante.


In ogni istante della nostra vita abbiamo un piede nella favola e l’altro nell’abisso.


Coloro che non hanno mai rischiato riescono solo a scorgere la sconfitta degli altri.


Un guerriero responsabile non è quello che si prende sulle spalle il peso del mondo. È colui che ha imparato a affrontare le sfide del momento.


Soltanto chi trova la vita, può scoprirne i tesori.


Quando la fortuna sta dalla nostra parte, dobbiamo approfittarne e fare di tutto per aiutarla proprio come lei aiuta noi.


Non desistere mai dai tuoi sogni, segui i segnali per raggiungerli.


Per ogni uomo c’è un tesoro che lo aspetta.


La paura di soffrire è assai peggiore della sofferenza stessa.


Quando non si può tornare indietro, bisogna soltanto preoccuparsi del modo migliore per andare avanti.


Ognuno di noi è in grado riconquistare tutto ciò che desidera e gli serve.


Quando abbiamo davanti agli occhi dei grandi tesori, non ce ne accorgiamo mai


Quando desideri qualcosa, tutto l’universo cospiri affinché tu realizzi il tuo desiderio


Noi siamo responsabili di tutto ciò che accade in questo momento. Siamo i guerrieri della luce e, con la forza del nostro amore e della nostra volontà,possiamo cambiare il nostro destino e il destino di tanta gente


Non lottare contro i pensieri, essi sono più forti di te. Se desideri liberartene, accettali.


Cambiando il modo di fare le cose abituali, permetti che un uomo nuovo cresca dentro di te.


L’uomo non può mai smettere di sognare. Il sogno è il nutrimento dell’anima, come il cibo è quello del corpo.

Quando un uomo vuole qualcosa, deve essere consapevole di stare correndo un rischio. Ma è proprio questo a rendere la vita interessante.


Magari fossimo tanto illuminati da sentire il silenzio!


Non é necessario scalare una montagna per sapere se è alta


Il Buon Combattimento è quello che viene intrapreso in nome dei nostri sogni


Un nemico rappresenta sempre il nostro lato debole. Può essere la paura del dolore fisico ma anche la sensazione prematura della vittoria, oppure il desidero di abbandonare il combattimento pensando che non ne valga la pena.


Non cercare di sfoggiare il coraggio quando basta l’intelligenza.


Ogni essere umano ha dentro di sé qualcosa di più importante di se stesso: il proprio dono.


Scegliere un cammino significa abbandonare gli altri. Se si vogliono percorrere tutti i cammini possibili si finisce per non percorrerne nessuno.


Sono tante le cose che perdiamo per la paura di perderle.


Quanto più capisci te stesso, tanto più capirai il mondo.


Il cammino della saggezza consiste nel non aver paura di commettere errori.


Il Bene e il Male hanno la stessa faccia. Tutto dipende dal momento in cui attraversano il cammino di ogni essere umano


Il vero io è quello che tu sei non quello che hanno fatto di te.


Sii come la fonte che trabocca e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua.


Quando si rimanda il raccolto,i frutti marciscono,ma quando si rimandano i problemi,essi non cessano di crescere.


Cogli ogni opportunità che la vita ti dà, perché, se te la lasci sfuggire, ci vorrà molto tempo prima che si ripresenti.


Quando un uomo cammina incontro al proprio destino, spesso è costretto a cambiare direzione.


Il dono appartiene a chi lo accetta. Basta solo credere e non avere paura di commettere errori.


Nessun giorno è uguale all’altro, ogni mattina porta con sé un particolare miracolo, il proprio momento magico, nel quale i vecchi universi vengono distrutti e si creano nuove stelle.


Dio, nella sua infinita saggezza, ha nascosto l’inferno in mezzo al paradiso per fare in modo che stessimo sempre attenti.


Chi presta attenzione al proprio giorno, scopre l’istante magico.


L’istante magico è quel momento in cui un si o un no può cambiare tutta la nostra esistenza