Lui abita ovunque.

Esco spesso per i viali
e trovo i segni del suo passaggio
impressi nell’aria.
La sera ha i suoi occhi.
I suoi occhi
gocce nere di gioia
figli della malinconia.
I suoi occhi
Paesi e fiumi
aquile e rondini
amore e male.
Lui ha nel petto
il sepolcro profondo
della mia vita
lui ha la chiave
lui ha la fine.
Lui ha il mio nome.
Lui ha le mie lacrime
che rigano l’infinito.
Ha il fiore grave
e il giglio immacolato.
Lui ha il segreto.
La luce.
Il buio.

Brilla come una stella
l’ultimo sussulto di note
sulle pareti dell’anima
del mio cuore,
e le emozioni si trasformano
in melodia
e scivolano sulla pelle,
come gocce di rugiada.
Nel grigio viale della sera
le tue note,
trovano rifugio tra le mura
del cuore,
specchiandosi timide
nei miei occhi.
Il cuore sfinito freme
intaccato nella vibrante attesa,
dei miei pensieri
che vagano smarriti,
in dolci malinconie,
e fantastici affanni,
che ancora m’inebriano
l’anima di te.

 
 

Ti avevo cantato una canzone.
Tu tacevi. La tua destra tendeva
con dita stanche una grande,
rossa, matura rosa purpurea.
E sopra di noi con estraneo fulgore
si alzò la mite notte d'estate,
aperta nel suo meraviglioso splendore,
la prima notte che noi godemmo.
Salì e piegò il braccio oscuro
intorno a noi ed era così calma e calda.
E dal tuo grembo silenziosa scrollasti
i petali di una rosa purpurea

Non serve musica,
quando è l'amore a suonare ogni nota
e a far vibrare il cuore. Non servono parole
quando sono gli occhi a poter parlare
ed esprimere quel fiume di pensieri
che scorre e a volte straripa,
portando con sè
detriti di tempo ed emozioni. Non serve il sole
se è il buio a dominare le giornate,
non serve il sale
quando tutto sembra insipido,
non serve il respiro
se vivere non è più lo scopo. Serve alzarsi
e camminare dove un canto dolce ci conduce.
Laggiù, dove il dolore ha fine
e il male dà tregua dal suo lavoro subdolo e sottile

   
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


   

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