Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…

Sì, il resto è solo una parvenza di vita.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi-
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
 

Cesare Pavese

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
che tu risvegli la furia del pallido e del freddo,
da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili,
da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.
Non voglio che vacillino il tuo riso nè i tuoi passi,
non voglio che muoia la mia eredità di gioia,
non bussare al mio petto, sono assente.
Vivi nella mia assenza come in una casa.
E' una casa sì grande l'assenza
che entrerai in essa attraverso i muri
e appenderai i quadri nell'aria.
E' una casa sì trasparente l'assenza
che senza vita io ti vedrò vivere
e se soffri, amor mio, morirò nuovamente.


Pablo Neruda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




Lasciami, non trattenermi
nella tua memoria
era scritto nel testamento
ed era un golfo
di beatitudine nel nulla
o un paradiso
di luce e vita aperta
senza croce di esistenza
che sorgeva dalle carte
ammuffite nello scrigno.
E lei ne fu offesa,
e nascevano, ne sentì prima rimorso
e poi letizia, impensate latitudini
nelle profondità del desiderio,
ecco, la trascinava
una celestiale oltremisura
fuori dalla ministoria, oh grazia.
Si scioglievano
l’uno dall’altro i due
e ogni altro compresente,
si perdevano sì,
però si ritrovavano
perduti nell’infinito della perdita
era quello il sogno umano
della pura assolutezza.



Mario Luzi

 

Dimenticarsi ormai di ciò che fu così caro,
affogare fino in fondo nel Lete del vino,
smettere di rivolgersi a un Dio così lontano
scordare anche quest’ora di oblio.
Non chiedere che cosa si trova oltre lo sguardo,
non ascoltare i silenzi dell’ovest, da cui
l’infinità del tempo ci chiama, non implorare
la luce che svanisce nelle tenebre, non tacere,
solamente gridare ad alta voce: “È assurdo!”.
Affogare nei vortici del Lete del vino
prima che il tramonto si esprima in nostalgia
come quando il fiume nel suo fruscio ricorda
e il macigno sul ciglio tutto registra.